IL FLUIRE DELL’IO

IL FLUIRE DELL’IO

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Ciao ragazze/i,

siamo due studentesse di terza media dell’IC di Borgovirgilio e vorremmo condividere con voi il nostro pensiero sull’Io, su come lo vediamo oggi noi. Ci piacerebbe poi conoscere il vostro punto di vista.

L’Io del passato è una parte importante della vita poiché forma le fondamenta della nostra persona, senza le quali non si potrebbe cominciare. Questo passaggio comprende la nostra infanzia fatta di prime scoperte e di primi cambiamenti che un tempo ci sembravano difficili e insormontabili e di cui forse non capivamo ancora bene il significato, come, ad esempio, il passaggio tra scuola dell’infanzia e scuole elementari. Eppure, proprio quelle prime sfide ci hanno aiutato a costruire la fiducia in noi stessi. L’Io del passato è infatti un archivio vivo, fatto di conquiste e anche di incertezze, di scoraggiamenti e di cadute che sembravano definitive ma che erano necessarie per andare avanti e per affrontare tutte le sfide a testa alta.

L’Io del presente è un equilibrio in continua evoluzione che nasce dalle esperienze passate e guarda al futuro. È l’Io che di solito ci sembra più importante perché comprende le preoccupazioni e le gioie del momento, come la paura e l’ansia per gli esami di terza media, oppure la felicità imminente per quando saremo finalmente in vacanza, senza troppe preoccupazioni come sono invece i compiti a casa o lo studio. Dovremmo però pensare anche al futuro più lontano, anche se non si mostra ancora. In questo momento non stiamo pensando molto alla nostra vita alle scuole superiori, perché ci sembra ancora relativamente lontana, dato che prima ci aspetta un lungo riposo. Ci sembra ancora lontano il nostro futuro lavoro, che comporterà sacrifici maggiori come l’abbandono di attività e passatempi, o la nostra futura vita sentimentale con amici e partner. L’amore in futuro sarà un rapporto più solido rispetto a quello di adesso che, di solito, è solo un interesse passeggero.

L’Io presente è insomma più maturo e consapevole di quello del passato e deve affrontare scelte più difficili e rilevanti per la persona futura, anche se molto sembra ancora lontano. Per questo si crea tensione tra ciò che è stato deciso e ciò che è ancora da decidere rendendo il presente in realtà molto complesso. La scelta della scuola superiore, per esempio, è stata molto importante e laboriosa perché sappiamo che avrà conseguenze su quello che vorremmo fare dopo nello studio e nel lavoro.

L’io del futuro è il più misterioso e comprende i nostri sogni, le nostre paure e le nostre aspettative: quello che vogliamo fare da grandi e “quello” che vogliamo diventare. È un Io non definito e più precario perché anche solo una piccola scelta può cambiare il nostro destino. È ciò che ci spinge a farci delle domande come “Chi diventeremo davvero?”

Spesso si associa il cambiamento a qualcosa di improvviso ma in realtà è la somma di trasformazioni lente che ci sembrano invisibili ma che sono essenziali, perché giorno dopo giorno cambiano il nostro modo di vedere il mondo e di pensare.

La nostra identità non è statica ma è in continua trasformazione. Dobbiamo imparare a riconoscere il nostro “Io” e a farci idee nostre sulla vita pensando alla vita passata e ragionando sulle conseguenze delle nostre azioni.

Questo è il nostro pensiero e ci piacerebbe conoscere il vostro.

Diana e Linda

SIAMO I NOSTRI IO… Lettera di una studentessa di seconda superiore

Care ragazze/i,

tra poche settimane finirò la seconda superiore all’ITIS di Mantova, nell’indirizzo chimico e mi ritrovo con il mio futuro alle porte.

Immagino il mio io del passato come una pagina scritta, frase dopo frase, con l’inchiostro che trapassa la carta, decisamente troppo sottile per il peso che porta. È quel manoscritto che racconta la mia storia e descrive il percorso che ho vissuto per arrivare dove sono ora.

Ricordo la scelta delle superiori, quand’ero anch’io in terza media: l’ansia di aspettare l’e-mail che mi dicesse che ero stata accettata, la sorpresa nel sapere che altri miei amici avevano effettivamente scelto la mia stessa scuola ma in corsi diversi, la gioia nel cambiare ambienti e di poter conoscere nuove persone e infine la malinconia nel lasciare il paesino in cui sono cresciuta.

Insomma, il passato è un insieme di ricordi necessari per comprenderci ma come ogni cosa bella, può diventare un’arma a doppio taglio. Rimembro con affetto la mia vecchia scuola e i miei vecchi amici ma dobbiamo stare attenti a non lasciare che questo passato controlli come ci relazioniamo con il nostro presente. Dobbiamo tener conto delle sfide che ci sembravano insormontabili negli anni, riconoscendo che le abbiamo superate con forza, e che non possono, anzi non devono bloccarci.

L’io del presente è invece l’insieme delle pagine, scritte e bianche, che compongono il libro: alcune piene di parole, altre contenenti soltanto un titolo segnato in matita, ancora cancellabile. Un libro che comprende la felicità di quello che è stato e le aspettative di quello che sarà. Le preoccupazioni per le conseguenze delle azioni di tutti i giorni e la necessità di rassicurazioni per le prove che dobbiamo ancora affrontare.

Il presente è quel momento in cui siamo in bilico su un filo e possiamo solo andare avanti a testa alta, per non cadere. È il momento delle decisioni, quello in cui dobbiamo essere maturi e pronti.

Ma è anche il momento delle emozioni. Quello che abbiamo provato prima è ormai passato e non possiamo prevedere cosa proveremo domani. Possiamo solo accettare come ci sentiamo nel momento e lasciarci trasportare da tutto questo, imparando a fidarci di ciò che proviamo. Non so cosa mi porterà il triennio che inizierò ma so sono emozionata all’idea di scoprire pian piano quello che l’io del mio futuro ha in serbo per me.

Voglio paragonare proprio questo io del futuro alle pagine bianche. Quelle vuote, non scritte, quando sarà il loro momento, si riempiranno d’inchiostro. Eppure, le stesse sono già segnate dai sogni in una flebile passata di matita, che attendono di essere riscritti con la penna.

Perché alla fine cos’è il futuro se non i nostri sogni e le nostre aspettative, quell’insieme di domande che ci porta a girare le pagine? Domande come “Mi sto comportando nel modo giusto?” “Questa è davvero la mia strada?” “Sto imparando ad essere la persona che voglio diventare?”


Ecco, è questo quello che rappresenta per me il futuro. Domande su domande che aspettano solo risposte. Risposte che solo io posso dare.

La nostra vita è un bellissimo libro che dobbiamo scrivere, riconoscendo che l’io che siamo continuerà a cambiare portando sempre con sé un tesoro: quello che siamo e quello che siamo stati.

Letizia

Lettera di uno studente di quinta superiore

Ciao Diana e Linda,

ho letto con interesse la vostra lettera e mi ha fatto riflettere molto. Mi chiamo Marco, frequento la quinta superiore di un istituto tecnico informatico e vorrei condividere il mio punto di vista sull’Io, osservandolo dalla prospettiva di chi si trova qualche anno più avanti nel percorso scolastico.

Partendo dall’Io del passato, penso che spesso ci si accorga della sua importanza solo dopo molto tempo. Quando ero in terza media, una delle mie preoccupazioni più grandi era il passaggio alle superiori. Mi sembrava di dover ricominciare da zero: lasciare compagni, professori e abitudini per entrare in un ambiente completamente nuovo. Mi preoccupava soprattutto l’idea di tornare ad essere “uno dei piccoli”, dopo essere stato tra i più grandi della scuola media. Oggi, guardandomi indietro, mi rendo conto che molte di quelle paure erano più grandi nella mia testa che nella realtà. Il passaggio è stato molto più naturale di quanto immaginassi.

La scelta della scuola superiore, per me, è stata abbastanza semplice. Ho scelto l’indirizzo informatico, perché mi interessava e mi ispirava molto. Nonostante ciò, col passare degli anni ho capito che anche le scelte che sembrano più sicure non eliminano tutti i dubbi. Crescere non significa avere sempre le risposte giuste, ma imparare a convivere con le domande.

L’Io del presente, per come lo vedo oggi, è forse la parte più strana. Da una parte mi sento molto diverso dal ragazzo che ero in terza media: sono maturato, vedo il mondo in modo più realistico e forse anche un po’ più cinico. Dall’altra, però, non ho perso la voglia di immaginare, inventare e fantasticare. Anzi, credo di avere più idee oggi di quante ne avessi qualche anno fa. Mi sembra quasi che crescere significhi imparare a tenere insieme due cose opposte: la consapevolezza della realtà e la capacità di immaginare qualcosa di diverso.

Se in terza media mi preoccupava il passaggio alle superiori, oggi la mia preoccupazione principale è il futuro dopo il diploma. Non ho ancora deciso con certezza cosa fare e, sinceramente, non mi sento del tutto pronto a prendere una decisione così importante. È curioso pensare che, quando si è più piccoli, si immagina che gli studenti dell’ultimo anno abbiano tutto chiaro. In realtà molti di noi stanno ancora cercando di capire chi vogliono essere e quale strada seguire.

Per questo mi ritrovo molto in ciò che avete scritto sull’Io del futuro. Anche per me è la parte più misteriosa. Non ho sogni particolarmente grandiosi: non immagino una vita straordinaria o fuori dal comune. Mi piacerebbe semplicemente costruire una vita serena, svolgere un lavoro che non mi dispiaccia, stare bene con le persone a cui tengo e potermi concedere qualche piccolo sfizio ogni tanto. Forse la felicità non è sempre qualcosa di enorme da raggiungere, ma qualcosa che si costruisce poco alla volta nelle cose quotidiane.

C’è però una riflessione che farei sull’idea del cambiamento. Quando siamo piccoli pensiamo che ci siano momenti precisi in cui diventiamo diversi: il passaggio alle superiori, la patente, il diploma. Crescendo mi sono accorto che il cambiamento vero è quasi invisibile. Avviene lentamente, attraverso centinaia di giornate normali che, prese singolarmente, sembrano uguali alle altre. Poi un giorno ti guardi indietro e ti rendi conto che il modo in cui pensi, sogni e affronti i problemi non è più lo stesso.

Se dovessi lasciare un messaggio agli studenti di terza media, direi di non preoccuparsi troppo del salto verso le superiori. È normale avere dubbi e paure, ma quasi sempre le cose vanno meglio di quanto ci si aspetti. E soprattutto consiglierei di godersi quest’estate senza pensare continuamente a ciò che verrà dopo. Ci sarà tempo per affrontare le nuove sfide.

In fondo, penso che l’Io non sia qualcosa che si trova una volta per tutte. È più simile a una storia che continua a essere riscritta, anche quando crediamo di sapere già come andrà a finire.

Marco


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