Si dice spesso che lo sport insegna a vincere. In realtà insegna prima di tutto a perdere, a ricominciare, a conoscere i propri limiti e i propri punti di forza. Dopo le cadute e le ripartenze, lo sport smette di essere solo un gioco e diventa una palestra per la vita.
Ad aprile e a maggio, si sono tenuti nella nostra scuola secondaria di primo grado “Don Milani” i giochi studenteschi, organizzati per tutte le classi dai professori Maria Grazia Palmieri e Luca Vesentini, in cui gli sport coinvolti sono stati calcio a cinque, pallavolo e basket.
Per noi è stata l’occasione per interrogarci su sport e agonismo e per riflettere sulle nostre esperienze personali che ora condividiamo con voi lettori.
Laura
Io ho avuto un’esperienza con lo sport agonistico positiva da una parte e negativa dall’altra. Qualche anno fa facevo ginnastica ritmica a livello agonistico e partecipavo a due o tre gare all’anno, allenandomi tre volte a settimana per due ore.
Per me, soprattutto l’ultimo anno, è stato molto difficile organizzarmi, perché tra scuola, sport, conservatorio non riuscivo a gestire tutto al meglio, anche perché non avevo l’organizzazione che ho adesso. Purtroppo, non mi trovavo molto bene in quell’associazione sportiva per le compagne e le allenatrici e forse è anche per questo motivo che ho deciso di abbandonare la ginnastica ritmica per dedicarmi alla danza, attività che mi gratifica molto.
In realtà, però, la mia esperienza nella ginnastica ritmica non è stata del tutto inutile. Grazie alle gare che facevo ho imparato cosa fosse davvero la competizione, quella sana ovviamente, Mi ha aiutato anche a crescere e a migliorarmi, prendendo esempio dalle altre ragazze, anche appartenenti ad associazioni diverse dalla mia, che erano davvero bravissime. Nonostante abbia abbandonato questo sport, penso di essermi “ripresa” subito, perché ora con la danza ho finalmente trovato la mia vera passione, anche se purtroppo non la pratico a livello agonistico. A volte lo sport o l’associazione in cui siamo non fa per noi e sta proprio a noi capirlo, per cambiare, dare una svolta, girare pagina, ma sempre facendo sport, perché sa sempre regalare emozioni ineguagliabili.
Viola
Gioco a pallavolo da quattro anni nella Volley Davis, la squadra di pallavolo di San Giorgio. Ho cominciato a 10 anni, in quinta elementare, in under 12; l’anno dopo ho giocato in under 12 e 13 e adesso sono in under 14 da due anni. Eccetto quest’anno, ho sempre avuto lo stesso gruppo di ragazze in squadra, con cui non mi trovavo molto bene; ovviamente ho anche stretto delle fortissime amicizie ma c’era un gruppetto di 7-8 ragazze che ci escludeva e con le quali non ero in sintonia. Il campionato non andava proprio per il verso giusto: eravamo sempre ultime in classifica e la squadra era sempre divisa, avvenivano discussioni in campo e incomprensioni tra ragazze e allenatori. Ammetto che certe volte ho pensato di mollare, perché temevo di non riuscire a sopportare quella situazione, ma sono orgogliosa di non averlo fatto. La pallavolo è la mia più grande passione, senza la quale non riuscirei ad essere così spensierata e felice come sono ora.
Sicuramente oggi non mi posso lamentare del mio gruppo. Siamo una squadra molto affiatata e raramente ci sono discussioni tra noi ragazze o con le allenatrici. È chiaro che in un gruppo di 15 persone è normale non avere affinità con tutte ma la maggior parte delle ragazze è molto gentile e disponibile non solo nel contesto sportivo ma anche in quello scolastico e al di fuori. Non siamo affiatate solo negli spogliatoi, ma soprattutto in campo durante le gare. Abbiamo vinto moltissime partite in questa stagione, lottando anche quando tutto sembrava perso, dimostrando una forte intesa tra le titolari e la panchina. Per la prima volta siamo arrivate a giocare una semifinale, un traguardo enorme per la nostra squadra. Non posso che ritenermi soddisfatta del mio sport e felice di aver scelto la Volley Davis.
Giorgia
Il tennis è sempre stato importante nella mia vita, come un filo che mi ha accompagnato crescendo. Ricordo bene i primi anni, quando il campo da tennis era il mio posto speciale e passavo ore a colpire la palla, pensando solo a divertirmi. Era un periodo di grande gioia, amavo questo gioco che mi rendeva felice.
Poi, le cose sono cambiate. Ho iniziato a fare le gare, partecipando ai miei primi tornei. Con i tornei, è arrivata anche la paura di sbagliare, che ha un po’ rovinato la mia passione.
Quella sensazione di essere sotto pressione, la paura di fare un errore, mi pesava sempre di più. A volte, mi bloccavo in campo, senza riuscire a giocare bene come sapevo fare. Era frustrante, perché sentivo di poter fare di meglio, ma l’ansia mi impediva di giocare al mio massimo. Per questo, ho deciso di prendermi una pausa dalle gare. Avevo bisogno di staccare, di allontanarmi dalla pressione per ritrovare la tranquillità e, soprattutto, il piacere di giocare a tennis per quello che è: un gioco. Questa pausa è stata molto importante per me, sia come persona che come sportiva. Mi ha dato il tempo di riscoprire quanto amo il tennis, senza pressioni esterne. Ho iniziato a lavorare su come gestire l’ansia, provando nuove strategie e scoprendo una forza che non sapevo di avere. Ho imparato a riconoscere i pensieri che mi rendevano ansiosa e a pensarli in modo più positivo, concentrandomi sul gioco e non solo sul risultato. Ora, con più determinazione e una visione più matura, sono tornata a giocare i tornei. Non dico che l’ansia sia sparita del tutto; è normale quando si gareggia. Però, ora so come gestirla meglio. Mi sento più calma di prima, più consapevole e riesco ad affrontare le partite con più equilibrio. Ho capito che non devo essere perfetta e che gli errori fanno parte del gioco e servono per imparare. La cosa importante ora è dare il massimo in ogni punto e imparare da ogni partita, ritrovando la gioia di giocare. Sono molto felice di essere tornata in campo, pronta ad affrontare nuove sfide con più serenità e fiducia in me stessa.

