“NORWEGIAN WOOD”: RECENSIONE DI UN ROMANZO COSCIENTEMENTE ELEGANTE

“NORWEGIAN WOOD”: RECENSIONE DI UN ROMANZO COSCIENTEMENTE ELEGANTE

“Norwegian Wood” è un romanzo che non chiede permesso, senza risultare tuttavia maleducato. Entra con piglio deciso ma elegante, accomodandosi nel suo angolo di decantazione. Perché il figlio di carta più famoso di Murakami Haruki è maledettamente complesso e persistente, e ha bisogno di tempo per essere decifrato; ma una volta trovata la chiave, apre il sipario su emozioni inattese. 

Ciò che fin dalla prima pagina colpisce della narrazione è il suo ritmo: pennellate uniformi e marcate, velate di nostalgia descrivono la storia di Toru Watanabe, diciottenne alle soglie di un collegio per studenti vicino Tokyo. Toru inizia ad affacciarsi al mondo degli adulti, assaggiando le prime esperienze di vita guidato da uno strambo seppur coerente senso della morale e accompagnato da peculiari amicizie. Il libro si srotola seguendo le vicende sentimentali del giovane uomo, teso e conteso tra due ragazze, Naoko e Midori; e sono proprio le scelte di Toru a determinare il suo destino, dettate da una grande paura di sbagliare che lo segue quasi fosse una seconda ombra. 

Morte, amore e solitudine sono le vere protagoniste di una storia imprevedibilmente densa e intensa, che si mostra in grado di accarezzare molti temi sensibili senza scivolare in forzature ineleganti. Un esempio coincide proprio con uno dei punti chiave dell’intera narrazione: la crescente consapevolezza dei personaggi riguardo la propria sfera sessuale; consapevolezza che si consolida, evolve, muta lungo tutta la storia. 

A questa tematica se ne lega un’altra, molto delicata da maneggiare: il rapporto tra le figure adulte e i personaggi principali, quasi tutti adolescenti. Gli adulti restano infatti quasi sempre nascosti dietro le quinte, a rappresentare una collettività distaccata e riservata. I genitori di Toru, ad esempio, non vengono mai effettivamente presentati al lettore, e non viene fatta mai menzione dei professori del ragazzo. L’unico anello di congiunzione tra questi due mondi che appaiono agli antipodi è il personaggio di Reiko. Ci troviamo a metà del libro, e per una serie di circostanze Naoko, una delle ragazze a cui Toru si affeziona, vive in una comunità isolata in montagna, per ritrovare una smarrita serenità psicologica – altro tema complicato affrontato in punta di dita. A sostenerla in un rapporto di reciproco aiuto è appunto Reiko, una donna di mezza età che da anni vive in quella comunità senza alcun contatto con il mondo esterno. Durante una visita, Toru inizia a conoscere Reiko e ad apprezzare le sfaccettature di una donna vissuta come lei. In una scena quasi surreale, nella penombra di un deposito, Reiko, dapprima timida, comincia a sbottonarsi raccontando i propri traumi e vicende. Un racconto nel racconto, graffiante e accorato; i ruoli sociali che siamo abituati a conoscere vengono scardinati – mantenendo però la consueta eleganza. Almeno fino alla fine del flashback della donna, non esistono più un grande e un piccolo, una principale e una subordinata. Un equilibrio che ha del mistico, fino alla spannung e poi allo scioglimento della situazione. E poi? Il rapporto tra Toru e Reiko cambia, si evolve, segue il respiro del libro senza mai rientrare in schemi fissi. Una fluidità e uno scambio di ruoli costante e per certi versi affascinante, che prosegue per tutta la durata del romanzo fino a culminare in un rapporto sessuale. Toru vede Reiko, e per sineddoche l’intero mondo adulto, come una sfera da esplorare delicatamente, non come uno scudo impenetrabile. 

Non penso sia giusto ragionare sulla scelta in sé di rappresentare una moltitudine in questo modo; piuttosto è interessante considerare cosa possa significare questo ritratto del mondo adulto dal punto di vista dell’autore. Io credo che Murakami, come i migliori scrittori, non dia risposte, ma ponga domande. Lancia spunti di riflessione; e sta al lettore coglierli, appuntarli al proprio occhiello figurato e portarseli dietro. Spolparli, rimuginare. E, perché no, non trovare mai risposta. 

In un romanzo che presenta molti tratti autobiografici, Murakami non si limita a parlare di adolescenza; da una storia intricata e struggente emerge un grande percorso di formazione, che tiene la mano al lettore e lo fa uscire scosso, destabilizzato. Cresciuto, insieme a Toru. E per una storia così potente è il successo più grande.

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